Prezzi di una lezione individuale di inglese. Perché possono variare anche del triplo?

Oggi vorrei dedicarmi a un esercizio di verità per spiegare queste differenze di prezzo. Gli operatori che beneficiano di margini maggiori non sono necessariamente quelli che ci si immagina…

Nel mercato della formazione linguistica, i prezzi di una lezione individuale di inglese possono variare addirittura del triplo. In Italia, per esempio, le scuole tradizionali di lingue fatturano fino a 75 € IVA esclusa per un’ora di lezione, allo stesso tempo, si trovano lezioni individuali fatturate a 25 € IVA esclusa, e anche a prezzi inferiori. Malgrado ciò, il discorso commerciale degli operatori che definiremo «low-cost» ricalca quello dei fornitori di lezioni frontali. Come, quindi, dobbiamo orientarci e perché si rilevano importanti differenze di tariffe per prestazioni all’apparenza identiche? 

 

Costi nascosti e limitazioni delle lezioni frontali

L’attività principale delle scuole tradizionali di lingue è la lezione individuale frontale. Di conseguenza, a prescindere dalle proprie qualità intrinseche, l’insegnante:

  • Risiede spesso in una grande città (cara come Roma o Milano), la scuola non potrà, quindi, remunerarlo al di sotto della soglia dei 15 € netti orari. Talvolta lo pagherà anche di più, se, come spesso avviene, è titolare di un diploma di insegnamento di inglese (TEFL, CELTA, TESOL, ...) e ha maturato numerosi anni di esperienza.
  • È, in genere, un dipendente della scuola, pertanto i costi di quest’ultima superano come minimo i 30 € all’ora. Ma non è finita qui: un buon contratto collettivo impone alla scuola di pagarlo durante gli spostamenti e nei periodi di inattività (quando, per esempio, deve preparare le lezioni). È, quindi, preferibile per la scuola organizzarsi in modo da affidargli un’agenda molto fitta, facendo sì che prepari le lezioni durante gli spostamenti!

 

 

Per il cliente, fortunatamente, queste lezioni offrono delle garanzie:

  • Il docente è originario di un paese anglosassone, è madrelingua inglese, la sua cultura è vicina alla nostra e la conversazione risulta naturale e spontanea. Non è raro che si instauri una vera e propria complicità: l’apprendimento è, quindi, piacevole e, di conseguenza, molto più efficace. Constatare, poi, che l’insegnante non è un giovane teleoperatore di 20 anni, confinato in un cubicolo all’altro capo del mondo, è certamente rassicurante.
  • Molti docenti anglosassoni hanno in precedenza lavorato in azienda, dispongono di reali competenze e sono specializzati nell’insegnamento dell’inglese professionale.
  • La didattica è, in generale, ben collaudata e le qualità umane degli insegnanti sono molto al di sopra della media.

 

Il rovescio della medaglia delle lezioni «low-cost»

Ma, allora, come fanno i fornitori «low cost» a mantenere prezzi così bassi?

Le Filippine o l’India costituiscono un vivaio di «insegnanti» per tali operatori. Si tratta, in generale, di sedicenti insegnanti la cui lingua materna non è l’inglese e il cui più grande merito è quello di parlare, più o meno correttamente, la lingua di Shakespeare, pur con un accento molto lontano da quello del drammaturgo. Malgrado ciò, alcuni sono titolari di un certificato di abilitazione o di un diploma di insegnamento (TEFL, CELTA, TESOL, …).

Basta una visita sul sito di annunci Craiglist per sapere quanto siano retribuiti: la tariffa oscilla dai 3 ai 6 € all’ora in funzione soprattutto del numero di ore garantite. I docenti sono, quindi, freelance (nessun contributo versato, nessun contratto di lavoro) e le ore non effettuate non vengono pagate.

 

 

Allettato da queste tariffe che sfidano ogni concorrenza, ne ho testati alcuni, e devo confessare di essere rimasto deluso. L’interlocutore (che chiamano insegnante) sembra quasi ammaestrato: ci si chiede perfino se non si tratti di un robot, tanto il dialogo è stereotipato. La differenza di cultura potrebbe essere un vantaggio, ma si trasforma ben presto in un handicap: la leggerezza e l’umorismo non trovano spazio, il dialogo è innaturale in quanto manca di spontaneità e la noia prende rapidamente il sopravvento.

Il tasso di assenteismo e di abbandono da parte dello studente è, di conseguenza, molto elevato. Il fornitore si dota, quindi, di un esercito di teleoperatori per recuperare ma, nel frattempo, vi è passata la voglia di prenotare altre lezioni. Questi operatori stanno anche iniziando ad assumere alcuni professori di inglese madrelingua al fine di prendere le distanze dall’etichetta di «lezioni di fascia bassa» e poter, dunque, proporre insegnanti anglosassoni nelle loro offerte commerciali.

 

Che cosa dobbiamo concludere?

Lungi da me l’idea di voler screditare le lezioni «low-cost»: esiste una domanda e, pertanto, esse soddisfano a un’esigenza.

Le offerte «low-cost» sono adatte a quegli studenti che desiderano esprimersi oralmente senza altri e più ambiziosi obiettivi. Per non parlare del crescente interesse nel voler comprendere ogni tipo di accento (sempre più servizi ormai, come hot-line e SSII, hanno sede in India).

Da un punto di vista economico, si comprende, facilmente, come le aziende non abbiano sempre i mezzi per poter spendere 70 € all’ora per centinaia di dipendenti. Soprattutto, quando si sa che occorrono, secondo ALTE (Association of Language Testers), 600 ore di lezione affinché uno studente passi da un livello principiante a un livello B2 in inglese. Il prezzo di queste lezioni è sicuramente il principale vantaggio poiché permette a tutti di praticare l’espressione orale in modalità «one to one».

 

 

Per meglio confrontare il costo di una lezione, occorrerà, tuttavia, considerare che un dipendente da formare, remunerato in media 38.000 € lordi all’anno, costa alla sua azienda all’incirca 35 € all’ora. Tale osservazione consente di relativizzare la convenienza del prezzo di una lezione «low-cost», poiché, se la formazione si effettua durante l’orario di lavoro e se il dipendente ha l’impressione di perdere tempo, il ROI per l’azienda sarà nettamente negativo.

In conclusione, i prezzi delle lezioni non sono confrontabili, e l’obiettivo perseguito dall’acquirente non deve, in nessun caso, essere identico. Si tratta di fare una netta distinzione tra «sessione di espressione orale» e «corso di inglese».

Se avete un numero di dipendenti che richiede lezioni individuali ma:

  • il loro livello attuale è tale che non raggiungeranno un livello avanzato d’inglese prima di due anni
  • o, semplicemente, la scarsa conoscenza dell’inglese non risulta penalizzante nell’ambito delle loro mansioni

allora, il «low-cost» potrebbe essere una soluzione… soprattutto se sono molto motivati.

Se, invece, il vostro obiettivo è che una particolare fascia raggiunga un livello avanzato nell’ambito delle proprie attività professionali (guadagno in ROI per l’azienda) entro due anni*, allora orientate la vostra scelta su lezioni di qualità superiore.

 

Per saperne di più: la tendenza del mercato.

In Italia, i corsi individuali erogati dalle scuole di lingue rappresentano ancora più del 90% del mercato della formazione, soprattutto per motivi culturali: la lezione individuale frontale è ancora il punto di riferimento, sia per i responsabili di formazione che per i discenti. Le centinaia di scuole presenti sul mercato cercano di convincere i più titubanti e non esitano a generalizzare quando parlano di operatori di corsi a distanza.

 

Malgrado i prezzi elevati praticati dai fornitori di corsi frontali, molti di loro, tuttavia, non sono adeguati e i fallimenti si susseguono. Nonostante il grande numero di operatori e di un’enorme domanda, il mercato delle lezioni in presenza sta arretrando a favore di quello delle lezioni a distanza. Infine, come avrete capito, il margine ottenuto da un operatore di corsi in presenza è nettamente inferiore a quello realizzato da un fornitore «low-cost».

 

E 7Speaking come si pone?

Fornitore di lezioni a distanza, la cui credibilità si basa sulla qualità e sull’efficacia dei corsi, 7Speaking ha, fin dall’inizio, escluso di sfruttare il «filone» degli insegnanti residenti nelle Filippine o in India, per le ragioni esposte in precedenza, benché i margini ottenuti su tali profili, a salario molto basso, fossero allettanti… Viceversa, remunerare gli insegnanti durante un periodo di inattività o di spostamento, e, di conseguenza, addebitare tali costi ai nostri clienti, non era corretto.

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Le nostre condizioni di offerta prevedono, quindi, di fornire lezioni di qualità uguale o superiore a quelle frontali, proponendo prezzi ultra-competitivi al fine di ottimizzare l’obiettivo ideale di ROI per il cliente.
La nostra scelta è, pertanto, ricaduta su insegnanti anglosassoni madrelingua, provenienti da paesi occidentali (cultura vicina alla nostra), diplomati nell’insegnamento dell’inglese, con numerosi anni di docenza e avvezzi al nostro tipo di didattica. Le lezioni in videoconferenza consentono di beneficiare di un’esperienza molto simile alla lezione frontale, con, in più, la flessibilità (nessuna limitazione oraria, scelta dell’insegnante, …), la logistica ridotta e la comunicazione extra-verbale.
Il profilo tipico dei nostri insegnanti è quello di una persona inglese o americana che ha ricoperto funzioni di responsabilità in azienda (Marketing Manager, CEO, Sales Analyst, …) ed è rimasta in contatto con tali realtà: tale esperienza rappresenta un vantaggio didattico. Tutti i nostri docenti padroneggiano una specialità professionale. Il voto medio attribuito dagli studenti ai nostri insegnanti è di 18/20*. Capita spesso che si creino anche delle affinità: per fare progressi non c’è nulla di meglio che divertirsi durante l’apprendimento!
*Sondaggio interno basato su 22781 questionari, aggiornato al 30/07/2017

 

Mayeul Foisil - CEO

7Speaking

 

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